I miei album-STEFANO BITTELLI

GIOVANNA IN INDIA

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“Giovanna in India” è il primo album di Stefano Bittelli, cantautore  bolognese esordiente alla bella età di 49 anni….

Dopo una vita passata dietro le quinte della grande musica italiana – è stato ed è tuttora autore, compositore, musicista, scrittore, fonico, programmatore, road manager e chissà che altro- Stefano realizza nel 2010 un progetto covato da tempo. Un album di vere canzoni d’autore, pensato e cantato in prima persona,  con sette composizioni sue e tre cover prese dal repertorio di alcuni fra gli artisti italiani da lui più amati: Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Francesco Guccini.

Oltre al valore artistico delle canzoni, l’album possiede però anche una peculiarità che gli da un importante valore aggiunto. Grazie infatti alla linga frequentazione dell’ambiente musicale bolognese, Stefano Bittelli può vantare l’amicizia e la stima di tantissimi grandi musicisti resi famosi dalle loro collaborazioni con i colossi della musica italiana. Sentiamo così suonare nel progetto musicisti del calibro di Frank Nemola, che è anche responsabile della produzione artistica, Maurizio Solieri, Stef Burns, Andrea “Cucchia Innesto”, Claudio   “ Gallo “ Golinelli,  Ricky Portera   Jimmy Villotti gli Skiantos  Fabio “Dandy Bestia” Testoni, Luca Testoni, Max Magnani e Gianluca Schiavon , Mimmo Camporeale, e poi ancora Teo Ciavarella,  apprezzatissimo jazzista, e il fratello Marco Bittelli anch’egli musicista. La presenza di tanti nomi dal background diverso è giustificata in primis dalla necessità dell’autore di stare fra amici, ma anche e più seriamente dal desiderio di arrivare ad  un crossover  stilistico altrimenti ben difficile da ottenere. L’album infatti è interamente suonato live, con un uso estremamente parco dell’elettronica a dispetto del know-how da programmatori di Frank Nemola e dell’autore, come dire impara più che puoi e poi dimenticalo…..   

Il brano d’inizio e title track dell’album - “Giovanna in India”- è la storia di una fuga forse reale o forse solo sognata, il classico viaggio a Goa degli anni 70’ vissuto da una Giovanna odierna messa alle strette dalla vita, con i ricordi di un passato psichedelico nei sintetizzatori, nel sitar di Luca Testoni, nel basso potente di Claudio “Gallo” Golinelli, e nei bellissimi assoli di Maurizio Solieri alla chitarra e di Andrea “Cucchia” Innesto al sax alto.

Il secondo pezzo – “Fattore X” – vede la partecipazione del chitarrista americano Stef Burns in un’atmosfera di sapore Swinging London . Con trombe, tube, e ritmica vaudeville, la musica è di contorno ad un incontro con una fiamma del passato, ora alla prese con un figlio abbagliato dal mito del successo a portata di mano.

“Gatti con la coda in bocca” è un brano intimo e indolente, una canzone d’amore più sussurrata che cantata.

“Il Biliardo” trae spunto dai ricordi di Stefano che, giovanissimo, frequenta il Bar Margherita - storico locale a cui Pupi Avati ha dedicato un film - ritrovo dei musicisti bolognesi fino ai primi anni 80’. Atmosfere felliniane e ventilatori a soffitto, swing discreto, pianoforte e sax soprano ad accompagnare il protagonista in un torrido pomeriggio d’estate ….. 

Come quinto pezzo, abbiamo la prima delle tre cover.

Una “Barbera e Champagne” di Giorgio Gaber reinterpretata in chiave tex-mex con divertenti trombe in stile ranchero ( Frank Nemola ), e chitarre country (Maurizio Solieri )

Il sesto brano è  di un Enzo Jannacci d’annata: “L’Armando”, del lontano 1964,  suonata dalle mani da jazz del pianista Teo Ciavarella e dello storico chitarrista Jimmy Villotti, ma accompagnata dal trio “Skiantos” - Fabio “Dandy Bestia” Testoni, Massimo Magnani e Gianluca Schiavon – in una per loro insolita veste swing.

Col settimo brano si torna ai pezzi inediti con “Storia di….”

Notti di balere e pianisti col bicchiere di whisky. Una bossa nova suonata in un night club, con un fisarmonicista triste, una chitarra classica, un organo Hammond, e un’ennesima bugia da raccontare……

“Se c’è un albergo” è il blues degli amanti clandestini, che con le sue sezioni di fiati ci fa strada verso la terza cover: “Bologna “ del “Maestrone”  Guccini, rivista in chiave progressive con Ricky Portera alle chitarre, Andrea “Cucchia” Innesto al flauto e Mimmo Camporeale all’organo Hammond.

Chiude l’album “L’Aperitivo”, brano country –folk-ubriaco-goliardico cantato a due voci con Maurizio Solieri .

“Giovanna in India” è quasi un album concept come si usava negli anni 70’, in cui la nostalgia diventa vintage nei brani dove la sonorità “British” degli arrangiamenti si fa prevalente, mentre nelle rivisitazioni di Gaber e Jannacci così come nei pezzi di stile più vagamente jazz lascia il posto a un confronto maturo ma non serioso con la storia della canzone d’autore.

L’importanza del non prendersi mai troppo sul serio. Lo scherzo degli amici trentennali, ai quali devi controbattere con la battuta sempre pronta per non risultar perdente nel gioco della perenne presa per i fondelli. L’umidità e il caldo caratteristici di una città a volte lasciata temporaneamente per lavoro, per una donna, per una fuga, ma mai realmente abbandonata, in un album che non sarebbe potuto essere stato concepito in altro luogo che a Bologna…. Questo è “Giovanna in India” nelle intenzioni dell’autore e nel feeling che ha pervaso le registrazioni, fatte fra amici a casa dell’uno o dell’altro con un uso degli studi ridotto al minimo indispensabile, per ovvie ragioni di budget ma anche per ritrovarsi, parlando magari di Giovanna…. che a quarant’anni sa ancora godere , e poi in fondo  ha ancora un bel sedere che è davvero un bel vedere, un bel vedere, un bel vedere……..

 

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